Quarantacinque milioni di antifascisti by Gianni Oliva

Quarantacinque milioni di antifascisti by Gianni Oliva

autore:Gianni Oliva [Oliva, Gianni]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2024-01-10T12:00:00+00:00


Antifascismo clandestino in Italia e antifascismo in esilio

L’atteggiamento del mondo accademico nel 1931 implica l’assenza di posizioni antifasciste? E il carattere totalitario del regime sottintende, a sua volta, un consenso di massa consapevole e radicato? La complessità dei fenomeni storici è tale da escludere le rappresentazioni radicalizzate, ma le esigenze della «memoria pubblica» fanno spesso da velo alla coscienza critica del passato. Per molto tempo la «vulgata» antifascista più o meno ufficiale ha limitato l’interpretazione del regime al suo carattere repressivo e ha sovradimensionato il ruolo degli oppositori, come ben traspare dal discorso di De Gasperi nel 1946 a Parigi; negli ultimi trent’anni (a partire dalla caduta del Muro di Berlino e dalla fine in Italia della cosiddetta «Prima Repubblica») si è sviluppata una «vulgata» di segno opposto, che tende a ridurre l’antifascismo a una manifestazione del tutto marginale e a sottostimare il carattere totalitario del regime, il cui apparato del terrore non è paragonabile né a quello della Germania di Hitler, né a quello dell’Unione Sovietica di Stalin; allo stesso modo, a una rappresentazione degli italiani fondamentalmente contrari o estranei al fascismo ma costretti a subirlo per paura, si sta contrapponendo l’immagine di un paese raccolto attorno a una forma di consenso esteso, ben testimoniato dalle piazze piene di folle osannanti a Mussolini.

È certamente vero che l’antifascismo attivo del Ventennio è un fenomeno di ristrette minoranze, attraversato da lacerazioni interne politico-ideologiche e incapace di rappresentare un riferimento significativo per quell’area di non conformità che, pur senza opporsi esplicitamente al regime e senza sfidarne la legalità, lascia scorgere la volontà di sottrarsi all’imperio del dispotismo. All’indomani del 1945 Ruggero Zangrandi, uno dei più lucidi testimoni di quella stagione, riferendosi all’attività della Concentrazione antifascista all’estero, ha scritto:

Documenti come l’appello lanciato dal Congresso antifascista di Bruxelles nell’ottobre 1935 che incitava gli italiani a reclamare la pace immediata o il manifesto redatto un mese prima da Carlo Rosselli in cui si dichiarava il fascismo «fallito su tutti i piani», o lo stesso appello del PCd’I dell’aprile precedente nel quale si invocava la «disfatta militare del governo fascista voluta e preparata dal popolo italiano», tutti questi documenti, purtroppo, dimostravano solo il distacco psicologico tra fuorusciti e realtà italiana. Essi potevano, forse, piacere ai pochi anziani antifascisti che, per il loro isolamento, somigliavano ai fuorusciti ma erano ridotti al rango di inoffensivi, anacronistici e un po’ ridicoli «mormoratori». I giovani che, sia pure confusamente, si muovevano verso l’antifascismo ma operavano in mezzo alla gente, tra i loro coetanei, quando ne ebbero tardiva e sommaria cognizione, capirono che quei documenti non sarebbero serviti a nulla. Né essi avrebbero potuto servirsene.33



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